ARCHITETTURE DEGLI ANNI ’30 IN MOSTRA PER LA DESIGN WEEK

16 maggio 2018/ 2

In occasione della Milan Design Week, MonteNapoleone District è diventato “Quadrilatero del design” con una installazione di Studio Job che interviene sulla splendida facciata razionalista dello storico Garage Traversi di via Bagutta 2 e con la mostra a cielo aperto dal titolo “Mi[x(xx)]ing Architecture – Milano: radici e sintomi della città moderna” dedicata alle architetture degli anni trenta sorte durante il periodo in cui fu costruito anche il Garage Traversi. La mostra curata da Alessandro Cocchieri pone l’attenzione su alcuni edifici identificativi degli anni ’30 di Emilio Lancia, Gio Ponti, Giuseppe De Min, Piero Portaluppi, Luigi Figini, Gino Pollini, Giuseppe Terragni, Giovanni Muzio, Alessandro Rimini e Pietro Lingeri. Accompagnate da opere grafiche dello Studio Job, lungo via Montenapoleone si sono potute scoprire dieci vedute prospettiche fotografate dalla giovane fotografa Alice B. che di seguito ci racconta come ha affrontato il progetto fotografico.

Altri riferimenti : milanocittàimmaginata.it mostra online di soluzionimuseali-ims per il CASVA di Milano

Approcciarsi alla fotografia architettonica significa presentare un edificio nel suo insieme e nel suo contesto, mettendo in risalto le fasi che l’architetto ha dovuto affrontare durante la progettazione per evidenziarne la bellezza della costruzione.

L’intenzione era di documentare attraverso la fotografia l’architettura degli anni ’30.

Anche se apparentemente indipendenti l’una dall’altra, le due arti, fotografia e architettura, sono strettamente legate da elementi che alimentano entrambe come la luce, lo spazio, la prospettiva e il colore.

Per poter aver una buona fotografia bisogna conoscere l’edificio sotto ogni aspetto e da ogni punto di vista. In questo senso ci sono state complicazioni dovute all’impossibilità di avere accesso a luoghi che ci avrebbero permesso una visuale ottimale. Questo limite, però, si è rilevato un punto a favore dal momento che ha permesso di acquisire immagini da angolazioni non scontate ma che sono visibili a chiunque: le fotografie effettuate sono quindi una “guida allo sguardo”, un’indicazione di come osservare con occhio nuovo gli edifici selezionati. Anche un altro aspetto critico si è tramutato in un atout.
Avendo dovuto organizzare il percorso degli scatti in una finestra temporale ridotta, si sono dovute sfruttare attentamente le condizioni meteo che si alternavano nell’arco della giornata per avere la luce migliore ad esaltare il soggetto.
Le giornate nuvolose sono quindi state l’ideale: in questo modo infatti si evitano facilmente ombre che colpiscono l’edificio e ne confondono le forme e i dettagli. La post-produzione, a sua volta, ha aiutato a rimuovere tutti quegli elementi che disturbavano l’immagine come persone, pali e segnaletica, apportando leggere modifiche di “rattoppo” che aiutano l’osservatore a godere della pura visione globale dell’edificio attraverso la fotografia.

Infine, la scelta di realizzare le immagini in bianco e nero piuttosto che a colori è dovuto alla volontà di enfatizzare le linee e le forme delle strutture, così caratteristiche e fondamentali per l’architettura del periodo prescelto.

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